Lo sviluppo sostenibile in 10 punti
Settembre 15th, 2008
Riporto qui in breve il programma di Jeremy Rifkin, fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation, per la creazione di un’Europa Sociale e la transizione in una terza rivoluzione industriale.
1- Un livello di vita sostenibile
I prezzi dei prodotti alimentari sono in continua ascesa e lo stesso dicasi per i servizi e per i prodotti di largo consumo. La situazione non può che peggiorare. I governi, il mondo finanziario e imprenditoriale e la società civile debbono mobilitarsi per passare a nuove forme di energia.
2- L’effetto di moltiplicatore economico
La terza rivoluzione industriale comporterà una riconfigurazione globale. Saranno necessari massicci investimenti nelle energie rinnovabili, dovremo ristrutturare milioni di edifici trasformandoli in vere e proprie centrali elettriche e impianti di produzione di energia e saremo costretti ad abbandonare la tecnologia obsoleta.
3- Nuovi lavori e nuovi modelli imprenditoriali per il ventunesimo secolo
La forza lavoro della terza rivoluzione industriale dovrà essere esperta di energie rinnovabili, di edilizia verde, di tecnologia dell’informazione. Imprenditori e manager dovranno conoscere nuovi modelli di impresa, tra cui il commercio open source e networked.
4- Migliorare la sicurezza energetica dell’Europa
Creare un regime di energia rinnovabile autosufficiente e diffuso capillarmente garantendo l’indipendenza energetica. Un sistema integrato europeo consentirà a ciascun paese della UE di produrre l’energia di cui ha bisogno e di distribuire agli altri paesi l’eccesso di produzione.
5- Realizzare l’agenda di Lisbona e diventare l’economia più competitiva del mondo
L’industria europea dovrà avviare il mondo verso una nuova era economica, dando l’impulso alla terza rivoluzione industriale. La UE avrà il compito di creare un mercato unico e integrato dell’energia attraverso infrastrutture logistiche efficienti con una comune griglia di trasporti, di comunicazioni e di energia.
6- Dare più potere alla gente e promuovere una rete europea
Diffondere il potere capillarmente in modo da incoraggiare nuovi livelli di collaborazione tra i suoi 500 milioni di cittadini. Imprese, enti locali e proprietari di abitazioni diventeranno produttori oltre che consumatori di energia. Nel ventunesimo secolo anche l’accesso all’energia diventerà un diritto sociale ed umano.
7- L’istruzione nel ventunesimo secolo
Dovremo educare i nostri figli a pensare come cittadini globali e prepararli a passare dalla tradizionale geopolitica del ventesimo secolo alla politica della biosfera globale del ventunesimo secolo.
8- Una qualità della società della vita umana
I tradizionali indicatori economici del ventesimo secolo che sottolineano il prodotto interno lordo e il reddito pro capite saranno affiancati da indicatori altrettanto importanti sulla qualità della vita, sui diritti umani e sociali, sul livello di istruzione, sulla salute, sulla sicurezza delle comunità, su un giusto rapporto tra lavoro e tempo libero e sulla qualità dell’ambiente.
9- Ripensare la globalizzazione dal basso
L’accesso all’energia garantisce maggiori opportunità economiche. Se venti milioni di individui e comunità diventassero produttori dell’energia che consumano, le conseguenze sarebbero enormi e cambierebbe anche la geografia del potere. Le comunità locali sarebbero meno soggette alla volontà di centri di potere lontani.
10- Il lascito dell’Europa, uno sviluppo sostenibile
Nel ventunesimo secolo l’Europa deve svolgere un ruolo guida nella salvezza della biosfera sulla terra. Si rende necessario un piano di transizione di lungo periodo e attentamente studiato, che poggi su due pilastri: 1) Incrementare l’efficienza energetica e ridurre del 20% l’uso del carbone entro il 2020 e 2) Centrare l’obiettivo del 20% di energie rinnovabili e posare le basi della terza rivoluzione industriale entro la prima metà del ventunesimo secolo.
Volevo inoltre portare alla vostra attenzione il sindaco di Torraca, borgo del Cilento, Daniele Filizola per le iniziative ecologiche che sta prendendo durante la sua amministrazione.
Torraca, pur contando 1400 abitanti è un vero e proprio laboratorio hi-tech:
1- Il primo paese al mondo ad avere l’illuminazione pubblica con led ( investimento di 180 mila euro per la modernizzazione della rete elettrica che comporta un riduzione della bolletta elettrica abbattuta da 45 mila euro a 18 mila euro al mese per il comune, ammortizzata in 7 anni.)
2- 3 impianti fotovoltaici, con cui si autoalimenta e vende l’energia in eccedenza per un profitto di 50 mila euro annue.
3- La prima piscina autosufficiente dal punto di vista energetico (combinazione di led, pannelli fotovoltaici e impianto solare termico)
4- In costruzione (la fine è prevista per la fine di Ottobre) di una fabbrica di pannelli fotovoltaici, che permetteranno al paesino campano di trarre nuovi profitti dalle risorse rinnovabili.
5- In costruzione la monorotaia elettrica più lunga del mondo(5,5 km) che collegherà il paese con il mare.
Che succederebbe se questo modello venisse esteso a tutta Italia?
Al Kyoto Club (il cartello delle imprese impegnate in campo ambientale) hanno calcolato solo con l’illuminazione pubblica si risparmierebbero 550 Megawatt pari circa a mezzo miliardo di euro.
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