Dopo la lotta al fannullone…
Settembre 23rd, 2008

Riporto una lettera inviatami da Andrea Leccese, autore del libro "Le basi morali dell'evasione fiscale", inviatami in data 16/8/2008 riguardante i provvedimenti adottati dal ministro Brunetta che non vuole essere polemica, ma anzi, coaudiuvante e costruttiva.
Meritoria è la lotta al fannullone, cioè a chi non vuol lavorare. Essa va certamente incoraggiata. Occorre però evitare di soffermarsi troppo sullo specifico fenomeno, senza individuarne le cause. Di fronte al cattivo funzionamento della Pubblica Amministrazione nel suo complesso, non certo imputabile ai pochi fannulloni, occorre finalmente applicare la Costituzione, in particolare l’art. 97, secondo cui gli uffici pubblici vanno organizzati in modo da assicurare il buon andamento (efficacia ed efficienza) e l’imparzialità dell’amministrazione. Bisogna applicare finalmente anche l’art. 54: tutti i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, nonché il dovere di essere fedeli alla Repubblica. In realtà, troppo diffusa è la scarsa identificazione con gli scopi istituzionali. Dunque, è giusto combattere i fannulloni, ma si deve andare oltre. Per esempio, contrastiamo anche la nullafacenza. Più ampio è il novero dei nullafacenti, cioè di quelli che non lavorano a causa di inefficienze gestionali. Pietro Ichino docet. In tal caso, la colpa è soprattutto di chi comanda, dei dirigenti incapaci. Che dire poi dei tanti maleducati, prepotenti, bastardi, tiranni e arroganti (in una parola stronzi) che albergano nella pubblica amministrazione? A tal proposito, sarebbe molto utile la lettura del saggio “Il metodo antistronzi” del professor Robert I. Sutton (Elliot, 2007).
Tornando ai fannulloni, è necessario approfondire l’indagine. Si è detto che ci sono, anche se sono pochi. Ma perché ci sono? È facile dimostrare che essi sono il prodotto di sistemi clientelari che molto spesso li rendono intoccabili. Gli stessi sistemi clientelari che sfornano in quantità industriali i professionisti della carriera, quei tartufi che affollano gli uffici pubblici, costantemente impegnati a fare i propri interessi, quelli della famiglia, quelli dei numi tutelari e quelli degli amici dei numi tutelari. Molto meno propensi a realizzare quelli dell’amministrazione: non serve per la carriera. È facile dimostrare che questa categoria è ancora più dannosa. Si pensi al magistrato timido nelle indagini sui notabili. Si pensi all’investigatore che riferisce l’esito delle indagini all’indagato eccellente. Si pensi al verificatore fiscale che edulcora i controlli, su richiesta del politico di turno. All’ufficiale che controlla periodicamente le graduatorie di avanzamento e che gioisce delle disgrazie dei colleghi. Non c’è dubbio: la triste quotidianità ci offre una lista variegata di cialtronerie e nefandezze.
All’ottimo ministro Brunetta, propongo perciò, dopo la lotta ai pochi fannulloni, anche la più utile e difficile crociata contro tutti gli stronzi e i tartufi della pubblica amministrazione!
N.B.: Mi sento in dovere di avvertire (come è buona pratica anglosassone) che Andrea Leccese ha un legame di parentela con il sottoscritto essendomi cugino di primo grado.
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