Un sintomo di involuzione

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al Presidente del Consiglio del II Municipio di Roma

Sara De Angelis PdL

ai membri della III commissione consiliare permanente del II municipio di Roma

Carta Massimo PdL

Signorini Andrea PdL

Chiappetti Daniela PdL

Tessier Alexandre PD

Gerace Giuseppe PD

Sono passati due mesi da quando Roma e molti suoi municipi hanno deciso di affidare il proprio futuro a gestioni diverse da quelle uscenti.

Questo deve farci comunque riflettere su una voglia complessiva di cambiare. Ma il cambiamento è progresso solo quando “migliora” ciò che va a toccare, altrimenti può significare due cose: semplice divenire oppure regresso, tornare indietro…

E, come uno scherzo del destino, questa per il momento sembra la strada imboccata dal II Municipio.

Chi da anni lo vive è consapevole di molti suoi limiti di certo non imputabili alle varie amministrazioni municipali (alcune situazioni andrebbero piuttosto affrontate a livello comunale; come quella che ha riguardato il sabotaggio a Bottini quando un dirigente di Polizia Municipale fece distruggere il giorno prima del ballottaggio, alterando tra l’altro il traffico della zona senza coinvolgere la opportuna Presidenza, l’asfalto appena rifatto su Via delle Isole per raschiare le strisce blu e mettere il divieto di sosta su ambo i lati, impugnando documentazioni varie che autorizzavano però già da tempo gli addetti ad iniziare) ma sa anche che la giunta Bottini, riconfermata tre volte, ha sempre avuto a cuore il decoro e l’aspetto del nostro municipio.Oggi, in soli due mesi dal cambiamento, sono tanti i segnali piccoli e grandi che le cose non vanno per il verso giusto.

Basta passare per Corso Trieste, che storicamente rappresenta insieme a Viale Eritrea e a Viale Libia il cuore pulsante del quartiere. I grandi prati centrali, portati dalla prima giunta Rutelli, donarono alla nostra zona vivibilità, bellezza, salute, prestigio e valore. Oggi del bel prato all’inglese ne rimane una sterpaglia inaridita e non ripulita da escrementi vari, lasciata nel completo abbandono, nemmeno innaffiata quel minimo da garantire la sopravvivenza dei semi. I marciapiedi sono sporchi, pieni di erbacce che stanno finendo di “smantellare” i già precari scalini e di allargare le crepe esistenti. Il manto stradale, lasciato a se stesso anche in termini di pulizia, diventa sempre più pericoloso tra pigne, aghi di pino, volantini, lattine e quant’altro. Almeno tutto questo prima non c’era, o perlomeno non così. Eppure non costerebbe tanto mantenere bello quel che di bello, verde quel che di verde si trova quando si arriva, ed eviterebbe inutili spese di ripristino successive.

Qualcosa che si mantiene efficiente non va ripristinato. Sarebbe sufficiente un po’di amore e di buon senso verso la zona di cui si è deciso di farsi carico, anche solo per il rispetto di chi ci vive veramente.

Distinti Saluti

Paolo Leccese

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