Intercettazioni telefoniche

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È polemica sulla regolamentazione delle intercettazioni telefoniche.

Innanzitutto si trattava di un decreto legge ad essere sottoposto al Consiglio dei ministri, ma poi, dopo una smentita da parte di Silvio Berlusconi, si è rettificata la notizia: non si tratta infatti di un decreto legge ma di un disegno di legge.

La differenza tra le due è fondamentale. Per decreto legge si intende un atto con pari vigore rispetto a una legge vera e propria che si adotta in casi di urgenza e bisogno e nel momento in cui viene approvato prevede l’immediata applicazione; il disegno di legge invece è un’iniziativa legislativa che va sottoposta alla revisione da parte della Commissione parlamentare.

Il già citato Berlusconi ha dichiarato che il disegno di legge riguardante le intercettazioni sarà relativo ai reati che prevedono una pena dai 10 anni in su. Ha parlato poi in favore della tutela dei privacy dei cittadini, una delle argomentazioni a vantaggio della limitazione delle intercettazioni.

Questo però sembra essere un finto problema più che un ostacolo vero è proprio. Per aggirarlo basterebbe porre una regolamentazione sull’uso delle intercettazioni da parte di terzi, come ad esempio giornalisti a caccia di gossip.

In realtà il disegno di legge prevede che le intercettazioni siano rese pubbliche solo al momento dell’inizio del processo, quindi quando il reato è già stato commesso. Questa non è una lesione della privacy, ma è informazione: in seguito al processo quindi i cittadini sapranno che quella tale persona ha commesso quel tale reato, in ciò non c’è una strumentalizzazione, ma una notizia.

Un ulteriore problema sarebbe quello del dispendio monetario: Alfano sostiene che il costo delle intercettazioni sarebbe un terzo del bilancio della giustizia. I conti non tornano. Nel 2007 il bilancio infatti è stato di 7 miliardi di euro e le spese per le intercettazioni sono state di 224 milioni, dunque la spesa è stata molto inferiore al 30 %.

Oltre ai calcoli si aggiunge un altro elemento: abbiamo visto che le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per l’indagine, basti citare il caso recentissimo dei medici che operavano finti tumori.

Se le intercettazioni dunque sono di fondamentale ed efficace importanza per la sicurezza degli italiani perché porsi il problema della spesa? Questa infatti non è eccessivamente alta se rapportata al bilancio totale del ministero di giustizia.

Se inoltre tra i punti del programma politico del partito che ha ottenuto la maggioranza era citata una maggiore sicurezza perché se ne abbiamo i mezzi non la possiamo attuare?

Per spendere meno dobbiamo ricorrere alla sicurezza del manganello? Dobbiamo usare violenza per essere sicuri?

Se i 224 milioni di euro spesi per le intercettazioni nel 2007 sono serviti alla pubblica sicurezza significa che sono stati spesi bene.

Gay Pride

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GAY PRIDE:

UNA DIMOSTRAZIONE PER I DIRITTI CIVILI

Sabato scorso, 7 giugno, si è tenuto a Roma il Gay Pride, rinomata manifestazione che coinvolge il popolo gay, lesbo, transgender e bisex, ma non solo.

Il corteo è animato anche da eterosessuali, dall’Associazione Genitori di omosessuali, turisti e curiosi.

La mia partecipazione di quest’anno è motivata dalla volontà di manifestare a favore della libertà di espressione che spetta agli omosessuali.

Quest’anno infatti a differenza degli anni passati, sono sorte numerose polemiche da parte del mondo politico.

Il sindaco Alemanno aveva dichiarato di essere contrario al gay pride visto come “esibizionismo sessuale”, la stessa Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, ha negato il patrocinio al gay pride affermando che le Pari Opportunità riguardano principalmente le donne lavoratrici e madri, gli anziani, i minorenni e i portatori di handicap, dunque la realtà omosessuale non sarebbe una discriminazione per il neo ministro.

Questo vuol dire non percepire realmente i disagi che gay, lesbo, bisex e transgender sono costretti a subire quotidianamente, e vuol dire anche contestare questa manifestazione che è espressione di una diversità vivamente presente e numerosa.

Gli omosessuali, a mio parere, hanno il diritto di manifestare liberamente e pacificamente sia per far valere i loro diritti umani sia per aprire occhi e orecchie a un governo palesemente distante da questa realtà, che dovrebbe invece essere disposto a far valere il diritto di espressione, punto cardine di ogni valida democrazia.

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