Pubblica Sicurezza

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In questi giorni l’argomento sulla bocca di tutti è quello della sicurezza, tanto che Berlusconi e Alemanno sono riusciti a vincere le elezioni scegliendolo come tema principale delle loro campagne elettorali, nonostante il primo abbia varato una serie di leggi per rendere la giustizia più inefficace ( Il codice Berlusconico, data la volontà di paragonarsi a Napoleone) e il secondo abbia votato a favore dell’indulto (anomalo per il suo partito AN che si era impegnata con la Lega e l’Italia dei Valori per non approvarlo).

Non mi è pertanto possibile non esprimere un mio parere al riguardo:

Con la dizione “sicurezza” si fa riferimento tanto ad un obiettivo, quanto ad un concetto di ricerca e, al tempo stesso, operativo, poiché indica dei compiti e degli impegni da gestire, non solo dagli organi addetti ma anche dal cittadino stesso.

Il primo provvedimento da attuare sarebbe la certezza della pena, eliminando tutte quelle leggi vergogna (le leggi Cirami-Carrara e la Cirielli, solo per citarne due ma la lista è molto più lunga) e non approvando indulti che vanno contro gli interessi di sicurezza nazionale, questo sarebbe senza dubbio il miglior deterrente contro la criminalità.

Poi si dovrebbero distribuire maggiori risorse per le forze di polizia e per la magistratura per avere quindi un incremento dei risultati di queste due istituzioni, senza cercare di sfociare in “iniziative che rischiano di sfuggire di mano” per usare le parole del sottosegretario all’interni Marco Minniti riferendosi alle ronde cittadine.

Sono inoltre convinto che educare le persone alla legalità e al senso civico, ed al rispetto delle leggi sia il miglior investimento a lungo termine che un cittadino possa fare per stesso e per la sua società.

Ed infine avere una reale percezione della sicurezza, lo stupro avvenuto a “la storta”, infatti per quanto grave possa essere, ha avuto, su alcune delle principali reti, una copertura mediatica superiore all’attentato di New York l’11/9/2001 perché è avvenuto nel posto giusto (Roma), nel momento giusto (a cavallo tra il primo ed il secondo turno elettorale), e dalla persona giusta (un romeno, strumentalizzando una tragedia personale.

Il problema è oggi quello di trovare un modello gestionale appropriato per la sicurezza, verificando anche quelle che sono le competenze dei vari Enti, tendendo ad avvicinare nella soluzione della questione, le istituzioni locali a quelle statali e soprattutto individuare che cosa possono fare in questo quadro le Autonomie Locali.

Episodi di criminalità capitano frequentemente anche in un Municipio tranquillo com'è in generale il 2° Municipio, ma non si deve commettere l’errore di contrastarli solo in maniera repressiva, ma anche educativa e civile.

Questi due ultimi metodi sono però attuabili nelle famiglie, nelle scuole, ed infine per estensione nella società civile.

Non si scambi per buonismo quella che è in verità una condanna severa per chi delinque, ma credo che il lavoro pedagogico che la famiglia e la scuola trasmettono potrebbe in un futuro rendere decisamente più leggera la situazione di tensione in cui si trovano a lavorare oggi le forze dell’ordine.

E’ facile constatare come le inciviltà e il disordine urbano (fenomeni negativi aumentati sensibilmente negli ultimi trent’anni) rendano inutili ed inefficaci tutti quegli interventi che mirano a migliorare lo spazio pubblico urbano, a ricostruirlo come luogo d’incontro, a renderlo meno vulnerabile al vandalismo, ai comportamenti incivili, all’azione della criminalità predatoria, ma anche a tutti quegli interventi mirati alla educazione, alla legalità e alla corretta convivenza tra cittadini e di supporto e di aiuto alle vittime, tutte le politiche che hanno poco a che fare con la repressione della criminalità affidata all’azione della Polizia giudiziaria e della Magistratura.

I risultati di queste politiche si misurano infatti in termini di prevenzione e riduzione dei fenomeni negativi, e su questo piano le nuove politiche di sicurezza hanno maggiori possibilità di successo che non la mera implementazione reale o simbolica delle politiche di repressione degli autori di reato. Per questo dobbiamo abituarci a nominare come politiche di sicurezza gli interventi volti a migliorare la qualità fisica degli spazi pubblici, ad animarli, riducendo cause ed effetti negativi dei fenomeni di marginalità sociale, a rendere meno aggredibili le persone e gli oggetti.

Recenti atti di violenza sono stati attuati sabato 24 maggio in zona Pigneto. Venti persone italiane, infatti, hanno devastato un phone center, un negozio di alimentari e un bar, locali gestiti da tre bengalesi. Bisogna chiedersi perché è avvenuto questo episodio, qual è il motivo che ha spinto queste persone a comportarsi in maniera così brutale? Atteggiamenti simili minano la sicurezza dei cittadini e riuscire a capirne le cause può essere un buon inizio per riuscire a ripristinare un certo “ordine” sociale.

Il primo dato che emerge è che si tratta di razzisti mossi da odi nei confronti degli immigrati (qualche testimone infatti ha dichiarato che vi erano svastiche sui foulard che coprivano il volto degli aggressori). Dunque matrice politica alla cui base emerge un’ampia xenofobia. Bisogna innanzitutto educare le nostre coscienze, dobbiamo ricordarci che il paese di provenienza, la religione, le tradizioni, gli usi etc. delle persone non sono altro che “optional” e che, nella sostanza, siamo tutti uguali, siamo esseri umani e da tali dobbiamo comportarci.

Sarebbe interessante, per esempio, far sì che nelle scuole si possano confrontare realtà diverse tramite il raffronto di genitori e bambini dei vari gruppi etnici presenti sul territorio romano. Sicuramente sarà un modo per allargare i propri orizzonti, conoscere nuove culture, accettarle e rispettarle come tali, sia da parte dei figli che da parte dei genitori. Se ci sarà maggiore stima si attenuerà ogni tipo di estremismo politico, sia di destra che di sinistra.

Un ulteriore elemento che si leva leggendo la notizia del raid contro gli immigrati del Pigneto è che quello su riportato sia stato un atto di giustizia fai da te nei confronti di uno scippo avvenuto nella mattinata di sabato 26 maggio. Nulla di più sbagliato e vergognoso. Forse i venti aggressori non conoscono il significato della parola giustizia, e probabilmente non sanno che attuare la giustizia non spetta al parere personale ma all’autorità competente. Indegno oltre tutto è credere di fare giustizia per mezzo della violenza, questo è un comportamento che merita totale disprezzo.

Come si fa fronte a un furto o a una qualunque violazione di legge? Non certo con la legge del taglione applicata per altro molti secoli fa.

Io proporrei d’iniziare con l’istituzione di assemblee municipali, testimonianze di cittadinanza attiva, dove i cittadini denuncino atti di vandalismo subiti e si inciti a chi ha assistito a tali atti a denunciarli e chiamando le forze dell’ordine; uscendo dall’omertà e dal menefreghismo che molte volte ci appartiene e denunciando ciò che vediamo o che accade in modo da essere esempi per gli altri e per imparare ad autocontrollarci e autolimitarci.

Ed in questo ambito tutti coloro che concorrono a vario titolo ad innalzare il livello della sicurezza, qualità della vita, hanno la necessità di adeguare la propria funzionalità non solo per fronteggiare l’insicurezza reale così come da loro conosciuta e prevista, ma anche per esternare detta funzionalità in modo tale che il cittadino percepisca il complesso degli operatori della sicurezza anche attraverso la presenza fisica come propaggine di uno Stato amico.

Indubbiamente alla Polizia municipale, dunque, spetta accentuare progressivamente quell’efficacia e quell’efficienza indispensabili a ridurre non solo il livello dell’insicurezza reale o prevista ma altresì all’insicurezza percepita indirizzando la propria azione al controllo del territorio e alla costruzione di un rapporto diverso con il cittadino.

La Sicurezza Urbana deve essere considerata come un bene essenziale per la tranquillità di ogni cittadino e per una convivenza civile capace di ridurre e governare i conflitti. Essa non può più essere rappresentata come un bene fornito e garantito dagli organi dello Stato del quale i cittadini sono semplici fruitori.

La Sicurezza Urbana risulta invece un bene che deve essere “costruita insieme”; questo è possibile per un singolo individuo farlo da solo ma può risultare semplice per una società che voglia farsi carico dei suoi impegni civili.


Confido nella disciplina e nel rispetto di tutti quelli che sono stanchi di subire passivamente danni o soprusi; insieme miglioriamo e tuteliamo la nostra sicurezza attraverso la legalità e il rispetto della società in cui viviamo.

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